Come forse saprete sono stato escluso dalle liste del PD per il prossimo Parlamento. Sulle mie sorti individuali, poco da dire. È stata un’esperienza interessantissima, che sono onorato di aver potuto fare. Un mandato faticoso, ma che mi ha visto impegnato in prima linea nella concretizzazione (sia pure incompleta) della battaglia di una vita, quella per il riconoscimento giuridico delle coppie gay e lesbiche e dei loro figli, e di tante altre buone leggi.

Qui, per chi fosse interessato, c’è il report del mio mandato:
https://www.sergiologiudice.it/2013-2018-ll-bilancio-dei-mi…/

Sono stato eletto cinque anni fa perché il Pd aveva indetto le primarie. Stavolta sono rimasto incastrato dai veti incrociati del mio partito nazionale e da quello locale: rischi del mestiere per chi – come ReteDem, la rete nazionale che ho l’onore di presiedere – non accetta modalità di conduzione della nostra comunità politica che non condivide. Se ci saranno un giorno nuove primarie, allora potremo tornare in Parlamento. Per adesso i nostri parlamentari uscenti (sette, quasi tutti scelti nelle parlamentarie del dicembre 2012 da migliaia di elettori) sono fuori dalle posizioni eleggibili.

Su quanto la mia esclusione sia il sintomo di un disimpegno del Pd sul tema dei diritti civili saranno i fatti a parlare. Il tema non è la contemporanea candidatura a Bologna di Casini in un seggio che avrebbe potuto toccare a me, anche se sono sommerso da messaggi di chi a questo punto non vuole votarlo proprio. Come ho già detto e scritto, non ho condiviso che spettasse proprio a una città con la storia è l’identità di Bologna, ma è la logica della coalizione che impone che a qualcuno tocchi nel suo collegio il candidato di un altro partito.

Il vero banco di prova sarà il programma del Pd, che sarà pubblicato a breve e in cui mi auguro che, grazie anche al prezioso lavoro svolto da DEMS Arcobaleno, ci siano impegni chiari su nuove battaglie sui diritti civili. Mi sarebbe piaciuto fare un altro giro di giostra, anche per continuare a lavorare su questi temi insieme a Monica Cirinnà, ma non le mancherà il mio contributo dall’esterno.

E poi c’è il dato politico, quello che ha accompagnato la mia esclusione.

La formazione delle liste si è svolta in un clima surreale che ha prodotto l’ennesima forzatura dell’identità del Pd.

Le minoranze, a cui sono state riservate percentuali inferiori a quelle congressuali, non sono state messe in grado di conoscere per tempo le proposte e di dare le loro indicazioni. Liste composte da segretari regionali tutti di maggioranza sono state praticamente lette in diretta alle quattro del mattino , dopo ore di attesa di un incontro di chiarimento che non c’è mai stato.

A Orlando ed Emiliano è stata negata la possibilità di dire davvero la loro sulla rappresentanza parlamentare della loro area. È stata evidente la delegittimazione dei leader delle minoranze attraverso la compressione della loro autonomia e l’intrusione forte del segretario nel loro campo. Segno di un partito che vuole cambiare pelle in fretta.

Adesso c’è da fare una campagna elettorale che porti il Partito Democratico ad essere il primo partito per frenare l’avanzata delle destre vecchie e nuove. Dopo il 5 marzo sarà il momento di fare una seria riflessione su cos’è il Pd e su cosa vogliamo essere noi che ci abbiamo creduto.

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