Si è tenuta oggi in Comune l’udienza conoscitiva che avevo richiesto per verificare lo stato di avanzamento dello studio di fattibilità e pianificazione sull’utilizzo di software libero ed open source e della progressiva introduzione di formati di dati liberi nel Comune di Bologna.
Questo incontro è stata una prima verifica pubblica di un percorso partecipato che avevo promosso già diversi anni fa, con la partecipazione delle principali voci organizzate della comunità open source bolognese (Assoli, BFSF, Erlug) e di esperienze come quella dell’Università di Bologna e dell’Istituto Keynes. Il percorso aveva avuto uno stop nel 2003, con la bocciatura del relativo ordine del giorno da parte del centrodestra, allora in maggioranza, ma era ripartito nel 2005 quando, a seguito del cambio di maggioranza e del voto positivo del Consiglio comunale, l’impegno era stato assunto dalla Giunta.
La verifica di oggi è stata piacevolmente positiva e le relazioni, quella politica dell’Assessore Giuseppe Paruolo e quella tecnica di Massimo Carnevali, hanno mostrato che Bologna si è messa al pari con i Comuni più avanzati d’Italia in questo settore: il 70% dei server comunali usa Linux; Microsoft Office è stato già rimosso da cinque Settori comunali, dai Musei e dalle Biblioteche di quartiere, e sostituito da open Office;è in via di definizione una postazione multilinguistica OpenOffice e Firefox in 80 lingue e molto altro ( vedi qui l’elenco dei progetti in corso: opensourcebologna_12.pdf foss-cobo-9-marzo.pdf ).
All’incontro hanno partecipato Paolo Didonè di Assoli, Vittorio Lambertucci dell’Istituto Keynes, Renzo Davoli dell’Università di Bologna, Enrico Zini e Luigi Bidoia per Erlug, Marco Trotta del Bologna Free Software Forum ed Antonella Beccaria, giornalista di GNUVox.
Gli interventi hanno sottolineato i progressi positivi del Comune di Bologna ed indicato le nuove prospettive: comunicare di più quanto si sta facendo in modo da promuovere meccanismi virtuosi di utilizzo di software open source; puntare sulla portabilità delle scelte indipendentemente dai sistemi operativi; rendere liberi i dati cartografici del Comune; dare vita a un tavolo sul tema della società dell’informazione. Sullo sfondo l’obiettivo ancora difficile, ma realizzabile sulla scia dell’esperimento di Bolzano, di migrazione da Windows ad un sistema operativo libero.
Sergio, sono assolutamente convinto che siano stati fatti grandi passi avanti in questa area, principalmente grazie all’ottimo e convinto lavoro di Paruolo, dei tecnici dei S.I. Comunali (Carnevali in testa), e all’appoggio di pochi amministartori “illuminati” come te. A fronte di un Primo Ministro che allegramente avalla l’idea che fuor di Microsoft non ci sia altro, certi segnali portano una boccata di ossigeno. Ma bisogna fare di più: il passaggio ai Sistemi Operativi “open” è improcrastinabile e doveroso, in un Comune che conta più di 3.000 posti di lavoro con PC; molti di questi dovrebbero essere dismessi a breve, in quanto utilizzano S.O. e applicativi di produttività personale non più supportati da Redmond, e non reggerebbero un aggiornamento (costi a parte…), ma potrebbero essere ancora utilizzati con soddisfazione se migrati all’accoppiata Linux + OpenOffice. E credo che sia semplice fare una valutazione “aritmetica” sul costo della sostituzione di queste macchine, e sul costo aggiuntivo dei sistemi operativi “proprietari” che ci si potrebbe risparmiare, in un momento che non consente di sprecare nemmeno un Euro…
Sono d’accordissimo. Carnevali ci ha spiegato che il passaggio di sistema operativo sarà complicato, ma confido nel fatto che i dirigenti e i tecnici del settore Sistemi informativi del Comune sono molto motivati. Non molliamo l’osso.