Con Giorgio Guazzaloca se ne va un avversario politico, ma soprattutto un galantuomo che voleva bene a Bologna.
Con lui una generazione della sinistra bolognese ha vissuto l’esperienza dell’opposizione ed ha imparato a non dare più per scontata la connessione sentimentale fra la sinistra e la città.

Io ho iniziato lì la mia esperienza amministrativa, fra i banchi di una minoranza consiliare bastonata dal risultato del ’99 ma determinata a mettere a frutto la lezione. Non furono anni importanti per la città, ma un risultato il Guazza lo portò a casa: risolvere con pragmatismo la questione del Cassero, che a Porta Saragozza stava ormai stretto ma che, dati gli attacchi della Curia, avrebbe potuto trasferirsi senz’onta solo a fronte di una sede non solo più grande ma più prestigiosa, e quella arrivo con la Salara.
Adesso starà nel nostro ricordo accanto agli altri sindaci bolognesi scomparsi, forse di un altro colore ma animato dallo stesso affetto per la sua città.

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