LA CEDU CONDANNA MOSCA PER I NO AL GAY PRIDE

21 ott 10 Categorie: Gay, Mondo

cosacchi

Integralisti ortodossi presidiano Aleksandrovskij Sad per impedire la manifestazione gay


La Corte Europea per i Diritti Umani di Strasburgo ha condannato  la Russia a una multa per avere vietato lo svolgimento di Gay Pride a  Mosca, violando così un diritto fondamentale. Il governo russo dovrà versare 29.000 euro di danni e spese legali a Nikolaj Alexeyev, il leader gay che da anni tenta invano di organizzare la sfilata nella capitale russa e per questo ha dovuto subire numerosi arresti.

Il 27 maggio 2006 ero presente a Mosca, con una delegazione di Arcigay , per quello che avrebbe dovuto essere il primo Pride russo. In quella occasione Nikolaj fu arrestato per la prima volta, la manifestazione impedita, molti dei partecipanti picchiati. Ecco un mio resoconto di quella giornata apparso su l’Unità qualche giorno dopo. Sperando che sia la descrizione di una prepotenza di Stato che la sentenza di oggi consegna al passato.

l’Unità , 6 giugno 2006

“HO VISTO LA GUERRIGLIA CONTRO LA LIBERTÀ”

Centinaia di fanatici si aggirano per la piazza lanciando slogan contro i “sodomiti”…
di Sergio Lo Giudice
Una pioggia torrenziale. Il cielo di Mosca ha fornito la scenografia più adatta a celebrare la vittoria della violenza sul diritto, in quel pomeriggio del 27 maggio che avrebbe dovuto ospitare il primo Gay Pride della storia russa. Dopo due giorni di tensione per le aggressioni avvenute, ma anche di fiera determinazione, la prima Conferenza Internazionale contro l’Omofobia si era appena conclusa. Davanti alle telecamere di tutto il mondo, il giovane leader gay Nikolaj Alekseiev aveva annunciato la decisione finale: la sfilata sarebbe stata sostituita da una deposizione di fiori alla Tomba del Milite Ignoto, simbolo della lotta contro il nazifascismo posta in Aleksandrovskij Sad, i Giardini Alessandro. Da lì, percorrendo per un breve tratto la centralissima Tverskaya, ci si sarebbe spostati di fronte al palazzo del Comune per un presidio. Io e Renato Sabbadini arriviamo puntuali nel luogo fissato. La polizia è schierata in forze. Un cordone di Omon, gli speciali corpi antisommossa, blocca l’accesso alla Tomba. Centinaia di fanatici si aggirano per la piazza lanciando slogan contro i “sodomiti”. Gruppi di ortodossi integralisti, uomini in abiti tradizionali e lunghe barbe accanto ad anziane beghine, cantano inni religiosi esponendo icone sacre. Nugoli di cameraman riprendono ogni scena. Nikolaj non c’è già più. Al suo arrivo è stato circondato dai giornalisti, aggredito dai fascisti ed arrestato dalla polizia: uno schema che si ripeterà più volte. I gay russi sono pochi, sparsi fra la folla. Gli organizzatori sono stati portati via e i piani sono saltati. Ci ricongiungiamo agli attivisti delle delegazioni straniere. C’è Kurt Krickler, leader gay viennese, che più tardi sarà preso a pugni dai fascisti, l’inglese Robert Wintemute, il francese Pierre Serne ed altri. Insieme decidiamo di risalire la Tverskaya fino al luogo del presidio. I fascisti hanno la stessa idea. Così, sparsi fra i nostri nemici, percorriamo quei mille passi che avrebbero dovuto segnare per la prima volta l’orgoglio gay in terra di Russia e invece perpetuano ancora una volta l’antica piaga del silenzio. Un percorso triste, segnato dall’impotenza. Noi, venuti a portare il sostegno ad una battaglia per i diritti, siamo trasformati in muti osservatori internazionali di una guerriglia contro la libertà. Di fronte al Comune la scena è simile. Fra i canti dei fanatici religiosi e i saluti romani dei fascisti ci portiamo sulla gradinata sotto l’imponente statua di Iuriy Dolgorukii. Se arrivassero un po’ di russi si potrebbero tirare fuori le bandiere arcobaleno, dare vita per qualche minuto ad una dimostrazione. Ma è il pensiero di un istante. Subito arriva sulla scalinata un corteo di nazionalisti guidati da un uomo in doppiopetto gessato. È il deputato di destra Nicolaj Kurianovich, che inizia ad incitare la folla a ripulire la Russia dai “sodomiti”. A farne le spese per prima è la storica attivista lesbica Evgenya Debryanskaya che non fa in tempo a raggiungere la piazza prima di essere aggredita dai fascisti e, secondo copione, arrestata dalla polizia. La pioggia non accenna a smettere. Pierre Serne e il giovane Maxence de Barros vengono intervistati da una tv francese e subito aggrediti. È uno dei momenti più drammatici: loro scappano via, la folla si ricompatta nell’inseguimento. Noi li perdiamo di vista. Solo più tardi sapremo che sono riusciti ad infilarsi in un bar e a cavarsela con qualche livido. L’atmosfera è molto triste, ma un seme è stato gettato. Per quanto pochi, gay e lesbiche in piazza quel giorno ce n’erano. La Stonewall russa ha il nome di Aleksandrovskij Sad.

nikolaj

L’arresto di Nikolaj Alexeyev

Lo stillicidio liberticida del governo Berlusconi

03 mar 09 Categorie: Consiglio comunale, Gay, Mondo, Partito Democratico

 manifestazione.gifLunedì sono intervenuto in Consiglio comunale contro lo stillicidio liberticida del governo in atto in questi mesi. Il Consiglio ha approvato un mio ordine del giorno contro le limitazioni al diritto di sciopero  odg-diritto-di-sciopero.doce un altro contro la direttiva Maroni che limita la libertà di manifestare odg-misure-anti-costituzione-28feb09.doc. Ecco il testo del mio intervento in aula su questo secondo punto:

Mi sembra utile ricordare da dove è nato il tema che oggi arriva alla  nostra discussione. È nato da un fatto accaduto nella nostra città, dalla preghiera che il 3 gennaio  molti manifestanti di fede islamica effettuarono in Piazza Maggiore durante una manifestazione politica, dando così occasione ai fotografi di scattare immagini molto impattanti, che nello stesso giorno i loro colleghi stavano scattando a Piazza Duomo a Milano dove si svolgeva una manifestazione analoga.  fronte di un’ondata emotiva nell’opinione pubblica, il Ministro degli Interni Maroni annunciò che sarebbe stato emanato un atto, che poi risultò essere una direttiva ministeriale, per evitare che situazioni di quel genere non si andassero a ripetere. (continua…)

MAI DI DOMENICA:LA DIRETTIVA MARONI SBARCA A BOLOGNA

24 feb 09 Categorie: Consiglio comunale, Gay, Partito Democratico, Varie

 manifestazione-pmaggiore.jpeg

Il testo del mio intervento di inizio seduta nel Consiglio comunale di lunedì scorso sul Decreto del Prefetto di Bologna di applicazione della direttiva del Ministro degli Interni per le manifestazioni nei centri urbani e nelle aree sensibili 

Qualche giorno fa è stato reso pubblico il decreto del Prefetto di Bologna di applicazione della direttiva del Ministro degli Interni per le manifestazioni nei centri urbani e nelle aree sensibili. È  la cronaca di una limitazione annunciata. Io ero già intervenuto un paio di settimane fa sulla direttiva del Ministro denunciando il rischio che l’applicazione di quella direttiva conducesse ad una limitazione effettiva delle libertà di manifestare non prevista dalla nostra Costituzione ed è quello che, a mio giudizio, è avvenuto con il decreto prefettizio. (continua…)

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