Articoli pubblicati in luglio 2008

SI STACCA

30 lug 08 Categorie: Consiglio comunale, Gay, Partito Democratico, Varie

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Finalmente si stacca. Domani parto per Parigi per una settimana romantica con Michele e, fra dieci giorni, a Ibiza per due settimane al mare. È stato un inverno faticoso, ma anche produttivo. È nata la Commissione Lgbt al Ministero per le Pari Opportunità che Barbara Pollastrini mi ha chiamato a presiedere e che però Mara Carfagna ha già dichiarato di non volere utilizzare. Al Comune di Bologna è stato ufficializzato il Servizio Lgbt, la cui attività dovrebbe partire già a settembre nella nuova sede di piazza Liber Paradisus. Il Pride nazionale di Bologna è stato un grande successo di cui dovremo essere bravi a raccogliere i frutti senza lasciarci distrarre dalle guerriglie interne al movimento.

Quando tornerò a Bologna, il 24 agosto, starà per partire la festa provinciale dell’Unità. Il Cassero sta preparando un mega stand. L’8 settembre ci sarà D’Alema, il 12 Veltroni. Io parteciperò a un dibattito il 15 settembre con Vittoria Franco, ministra ombra per le pari opportunità. A quella data sarà già iniziata l’attività del consiglio comunale, ma anche la campagna elettorale. Bisognerà riposarsi per bene queste tre settimane. Buone vacanze.

Safer Piercing

26 lug 08 Categorie: Consiglio comunale, Gay, Partito Democratico

Va a avanti a Bologna la discussione sul nuovo regolamento su tatuaggi e piercing e proseguono le polemiche sulla stampa. Ai giornali non par vero di potere costruire un nuovo capitolo del serial “Cofferati proibizionista”, ma a onor del vero va detto che Cofferati in questa storia c’entra poco o niente. Il divieto di piercing nelle parti sensibili è presente nel regolamento di igiene del Comune di Bologna dal 2002, nelle Linee Guida Regionali dell’Emilia Romagna dal 2007, nel regolamento di Reggio Emilia dal 2008 ecc. La novità è che finalmente ci si è accorti della discrepanza fra questo divieto e la realtà dei fatti e si sta iniziando a ragionare su una possibile soluzione.

Io ho fatto la mia proposta, che sarà discussa in settembre in Consiglio comunale insieme al regolamento: la Regione stabilisca quali sono le operazioni effettivamente più difficoltose e a rischio di complicanze sanitarie sulla base di criteri scientifici e statistici (pare che forare la cartilagine dell’orecchio sia ben più complicato di un piercing ai genitali) e subordini l’effettuazione di piercing particolarmente delicati ad una seria qualificazione professionale degli operatori, garantendo nel frattempo la presenza di presidi sanitari in cui i piercing più a rischio possano essere praticati da personale medico.

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Cofferati, crociata contro il piercing. Vietato nelle parti intime

Bologna, scoppia il “caso piercing”: Arcigay e Sinistra contro la direttiva regionale

di Silvia Bignami

Palazzo DAccursio, sede del Comune

La giunta Cofferati vieta il piercing nelle parti intime, ma ad essere etichettato come “bacchettone” alla fine è solo il governatore Vasco Errani. «Abbiamo recepito una legge regionale» si giustificano in coro l´assessore Giuseppe Paruolo e la collega Maria Cristina Santandrea durante una udienza conoscitiva in cui c´è anche chi, come il Prc, invita a considerare l´erotico piacere garantito dal piercing genitale. Ad attaccare viale Aldo Moro è il consigliere Pd Sergio Lo Giudice, presidente onorario di Arcigay, che definisce «ideologica» la direttiva regionale, perché impone delle limitazioni «basate non su dati scientifici, ma sulla scabrosità».

Così il regolamento su piercing e tatuaggi si trasforma in un piccolo caso diplomatico, con Palazzo D´Accursio che dopo le ordinanze anti alcool e la caccia ai “falli” di cioccolato al Cioccoshow in piazza Maggiore, non vuol passare ancora una volta per “proibizionista”. Paruolo, in commissione, difende la giunta: «Il nuovo regolamento del Comune non vieta certi tipi di piercing in assoluto. Piuttosto apre la strada a una discussione con l´Ausl per consentire certi tipi di interventi solo in ambulatorio, dove a eseguirli è un medico».

I consiglieri Pd scaricano la colpa su viale Aldo Moro. Lo Giudice, carte alla mano, spiega che l´Emilia Romagna si dimostra la regione più “bacchettona” d´Italia. «Le linee di indirizzo regionali emanate l´11 aprile 2007, cui il Comune deve attenersi, riprendono una norma nazionale interpretandola in maniera molto rigida. Credo che la giunta Errani debba pensarci bene, ponendo limitazioni basate su dati scientifici. Certe norme sanno di moralismo, perché lasciano intendere cos´è il buon costume».

Per questo il consigliere Pd presenterà un ordine del giorno legato al regolamento comunale per «chiedere alla Regione un percorso di formazione per le attività commerciali e per individuare presidi sanitari adeguati». Altrimenti «rischiamo che in città nasca un mercato illegale del piercing». Una proposta che trova d´accordo anche Sinistra Democratica. Mentre l´Altrasinistra accusa tutta la giunta comunale di «moralismo inconcepibile» e l´indipendente di Prc Valerio Monteventi lancia una provocazione: chiamare in udienza conoscitiva una coppia che racconti a tutti i piaceri del piercing intimo.
Nicchia il centrodestra, con Daniele Carella (Forza Italia), che propone di rendere obbligatoria l´autorizzazione medica per tutti piercing. E Lorenzo Tomassini (FI), che se la prende con la sinistra radicale: «Tutta questa discussione ha connotazioni blasfeme che offendono la città»

http://bologna.repubblica.it/dettaglio/Piercing-lArcigay:-Regione-bacchettona/1493306?ref=rephp

(25 luglio 2008)

PIERCING

23 lug 08 Categorie: Consiglio comunale, Gay, Partito Democratico, Varie

da la Repubblica (pagine nazionali)

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www.repubblica.it/2008/07/sezioni/cronaca/cofferati-piercing/cofferati-piercing/cofferati-piercing.html

Bologna, le nuove regole del Comune. Ma esplode la polemica
Piercing vietato nelle parti intime

La giunta comunale ha varato il nuovo regolamento

di ALESSANDRO CORI

BOLOGNA – Nella città del sindaco Sergio Cofferati, dopo l’ordinanza che vieta la vendita di bevande alcoliche da asporto oltre le 22 e quella anti-bivacco – “incubo” degli universitari che la sera affollano il centro storico – anche il piercing sulle parti più intime diventa un tabù. Non solo per i minorenni, ma per tutti.
La giunta comunale ha varato il nuovo regolamento per le attività di estetista, acconciatore, tatuaggi e, appunto, piercing. Domani, salvo sorprese, il provvedimento sarà approvato. In riferimento ai piercing, si legge nel testo, “i minorenni avranno bisogno del consenso informato dei genitori” (escluso il solo piercing all’orecchio dopo i 14 anni). Divieto assoluto invece, a qualsiasi età, “su parti anatomiche la cui funzionalità potrebbe essere compromessa da tali trattamenti o in parti la cui cicatrizzazione sia particolarmente difficoltosa”.

L’assessore al Commercio della giunta Cofferati, Maria Cristina Santandrea, ha chiarito più volte che il divieto riguarda sicuramente le parti intime, ma secondo alcuni tatuatori la norma è ambigua. “Non c’è nessuna ambiguità – assicura infatti l’assessore senza però scendere nel dettaglio – perché le parti intime sono evocate in questa norma in modo molto chiaro. Questo perché è stata recepita un’oggettiva motivazione medica, non è che ci siamo fissati. Del resto abbiamo agito d’intesa con le associazioni di categoria e basandoci sul regolamento d’igiene e salute pubblica. Sono sicura che la nostra decisione verrà adottata presto anche da altri comuni”.

A definire meglio su quali parti anatomiche sarà vietato effettuare un piercing ci penserà comunque l’Azienda Usl e ieri, intanto, il nuovo regolamento non ha mancato di sollevare qualche perplessità tra i consiglieri comunali. Il presidente onorario di Arcigay, Sergio Lo Giudice (Pd), ha ricordato che ci sono parti del corpo, come lingua e capezzolo, che potrebbero rientrare tra quelle “la cui funzionalità potrebbe essere compromessa” ma che allo stesso tempo sono tra le più scelte dai giovani.

“Escludere la possibilità di fare un piercing in luoghi controllati dal punto di vista sanitario e per mano di professionisti – è la preoccupazione di Lo Giudice – significa creare una fascia di mercato illegale”. Ma la giunta, per bocca dell’assessore alla Sanità Giuseppe Paruolo ribadisce le linee guida del regolamento: “Tatuaggi e piercing si possono fare, ma devono essere effettuati in un contesto sanitario controllato e sono esclusi alcuni tipi di piercing particolarmente problematici dal punto di vista sanitario”. Ricordando, infine, che c’è “una scuola di pensiero” secondo la quale chi incappa in problemi sanitari per aver eseguito pratiche sui cui rischi è stato ben informato, poi non dovrebbe pesare sul sistema sanitario pubblico.

(23 luglio 2008)


DIRITTI, WELFARE E LEGALITÀ COME ANTIDOTO ALLE PAURE

22 lug 08 Categorie: Consiglio comunale, Gay, Partito Democratico

Il mio intervento alla prima Assemblea Programmatica provinciale del PD di Bologna che si è tenuta a Palazzo Re Enzo il 18 e 19 luglio
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In questi anni Bologna si è rimessa in moto. Il Piano Strutturale Comunale dà il via ad un rilancio urbanistico della città basato su una crescita qualitativa, attenta al verde, al rilancio delle periferie, al tema della casa. Le nuove infrastrutture per la mobilità ci consentiranno di rilanciare la città come centro di un’area metropolitana vasta, e di fare di Bologna capitale dell’Emilia Romagna il motore del rilancio del sistema Regione nella competizione internazionale. Ma questo accadrà solo se Bologna saprà coltivare il suo tratto più caratteristico di società insieme aperta e coesa, capace di attrarre risorse umane e competenze e di comporle in un quadro sociale armonico.

A partire da questa sua forza profonda Bologna può mettere in campo una risposta efficace a quei sentimenti di insicurezza prodotti in tutto il pianeta da una globalizzazione non regolata e rimestati irresponsabilmente dalle destre per ottenere il consenso e mantenere nella paura l’opinione pubblica. Bene ha fatto Sergio Cofferati a indicare nel criterio di legalità, nella definizione di regole comuni da rispettare sempre, il punto fermo da cui partire. Quell’ancora ci lega tutti ai valori comuni della Costituzione ed evita la tentazione di aggrapparsi alle proprie appartenenze parziali, culturali, etniche, religiose, per affermare se stesso sull’altro. Un welfare efficace, in rete col privato sociale e il volontariato e, dopo il trasferimento delle nuove deleghe ai Quartieri, più vicino ai cittadini rappresenta l’altro strumento indispensabile per sostituire il senso di precarietà e di isolamento con un sentimento di appartenenza alla comunità. Al principio di legalità e al rilancio del welfare va aggiunto un terzo elemento produttore di coesione sociale: la promozione dei diritti di cittadinanza di ognuno, sia come promozione di pari opportunità che come contrasto di ogni forma di discriminazione. Bologna è attraversata da una pluralità di identità, stili di vita, condizioni personali, messi in campo per costruire progetti di vita personali e collettivi- Produrre e mantenere coesione sociale significa anche cogliere la centralità strategica di un governo di questi processi e di queste aspettative.

Legalità, welfare, diritti di cittadinanza, come antidoto alle guerre di identità e al diffondersi delle paure. Il 10% della popolazione residente è costituito da immigrati. Per evitare una guerra fra poveri nell’accesso ai servizi occorre intervenire sul sistema del welfare, per differenziarne le risposte, ma è necessario anche che questi nuovi bolognesi vengano percepiti come cittadini. In questo mandato abbiamo varato le Consulte dei cittadini stranieri, a cui vanno date gambe e ruolo, in attesa di una legge che riconosca loro il diritto di voto alle amministrative. Le donne, gli anziani, i bambini e gli adolescenti, i disabili sono ancora, perlomeno relativamente ad alcune esperienze della loro vita o della loro giornata, soggetti più deboli e come tali si percepiscono. La lotta alle insicurezze passa anche per il potenziamento del senso di cittadinanza piena di questi soggetti. Le difficoltà di accesso al lavoro o le violenze domestiche per le donne, l’incidenza della variabile “età” nella fruizione della città, la presenza di barriere architettoniche sono solo alcuni indicatori di quelle difficoltà individuali ad essere felici nello spazio urbano che vanno contrastate a livello pubblico. Questo deve valere anche per i detenuti – che alla Dozza hanno nuovamente superato la soglia critica delle 1000 unità. Va proseguita l’esperienza del Garante dei diritti delle persone private della libertà personale, che potrà essere ulteriormente valorizzata da una sinergia positiva con il nuovo istituto del Garante regionale.

Il Comune di Bologna ha istituito un Ufficio per le Politiche delle Differenze che è un presupposto importante per la promozione di pari opportunità per tutti. L’attivazione, al suo interno, di un servizio contro le discriminazioni verso lesbiche, gay, bisessuali e transessuali, ne rappresenta un’articolazione utile. Su questo tema, lo svolgimento del Gay Pride nazionale, preceduto da quaranta giorni di iniziative culturali, ha rappresentato una bella pagina per la Bologna dei diritti. Almeno 50.000 persone hanno sfilato in modo pacifico e festoso. Qualcuno ha voluto manipolare il senso dell’iniziativa concentrando l’attenzione solo su un paio di cartelli presenti all’interno di un corteo enorme, e ha parlato di una manifestazione dai toni offensivi. Chi c’era, sa che non è vero. Come ha scritto un autorevole quotidiano bolognese, i partecipanti al corteo erano, “persino troppo tranquilli, per essere una categoria di italiani che si sentono dire sempre di no. Che votano politici che non rispettano le promesse, che da anni chiedono e non ottengono, adulti consenzienti e innocui che si sentono accusati dalla Chiesa di «inficiare ogni rapporto sociale» più spesso di quanto non se lo sentano dire i mafiosi”.

Riconoscere le differenze individuali e alimentarsi della pluralità culturale non è cadere nella disperazione, ma creare le condizioni per guardare al futuro. Riporre le speranze della città nell’arroccamento in una presunta identità tradizionale collettiva, significherebbe cadere in quella trappola della contrapposizione identitaria da cui un grande lettore della società contemporanea come Amartya Sen ci ha messo in guardia e che aggiungerebbe paura a paura. È a partire dal riconoscimento del valore della pluralità, che potremo rafforzare il senso della comunità cittadina e rilanciare la centralità di Bologna in Europa come città dei talenti, delle tecnologie e della tolleranza, le tre T su cui fondare la Bologna del futuro.

IMPRONTE

18 lug 08 Categorie: Consiglio comunale, Mondo, Partito Democratico

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Foto C.Colio

Nei giorni scorsi anche a Bologna ci sono state iniziative contro la proposta di Maroni di prendere le impronte digitali ai bambini rom. In piazza Nettuno centinaia di persone hanno lasciato le proprie impronte digitali. II consiglio comunale ha approvato un ordine del giorno che porta anche la mia firma. Copio qui il parlato del mio intervento in aula durante la discussione su quel documento.

 

Non voglio ripetere cose già dette né continuare una schermaglia che rischia di diventare insopportabile, ma sento l’esigenza di fare due considerazioni su quello che è stato detto in quest’aula. La prima riguarda un principio fondamentale di uno stato di diritto che è quello di trattare le persone – se non nel loro interesse e a loro favore – allo stesso modo, indipendentemente dalla loro condizione.

Il principio che sta alla base della misura sulle impronte ai bambini rom è un principio inaccettabile. La politica, in un sistema democratico, si fa da parti diverse che assumono posizioni diverse, ma quando si va a incidere sui principi costituzionali di uguaglianza di fronte alla legge non ci sono varie proposte in campo fra cui scegliere quella che piace di più alla gente o quella più efficace dal punto di vista utilitaristico.

Il principio per cui i bambini in questo paese vanno trattati tutti allo stesso modo non consente deroghe, neanche se c’è una maggioranza di parlamentari, ma neanche se ci fosse una maggioranza di italiani d’accordo con una misura di questo genere.

Se su punti di principio, di legittimità costituzionale, di difesa di impegni precisi e vincolanti che l’Italia ha con l’Europa, recepiti dal Parlamento Italiano e trasformati in decreti legislativi dalla vostra maggioranza nel vostro precedente governo, si fanno delle deroghe, sono deroghe alle regole del gioco e non alle mosse da fare. Non è possibile pensare che, di fronte a qualunque esigenza di carattere utilitaristico si contravvenga al principio per cui un bambino rom in questo paese non può, senza peraltro aver compiuto nessun tipo di atto illecito, essere trattato in una maniera differente, perché questo principio di generalizzazione che è il principio stesso dell’azione discriminatoria, è un principio che non può avere cittadinanza.

Non è pensabile che in Germania dove i più efferati atti di sangue degli ultimi tempi sono stati compiuti da italiani, a tutti i bambini italiani si prendano le impronte digitali. Non è pensabile che – come è stato detto qui – siccome ci sono molti stranieri nelle nostre carceri, allora, prendiamo le impronte dei bambini rom. Non ci sono solo molti stranieri nelle nostre carceri: la quasi totalità delle persone recluse proviene da strati popolari molto bassi o da storie personale di disagio sociale e psicologico molto forte.

Le carceri del Nord Italia sono piene di piccoli spacciatori marocchini, ma anche di rapinatori calabresi, siciliani e campani che vengono nel Nord Italia a fare rapine e che occupano i vertici nelle statistiche su questo tipo di reati.

Oggi il punto è che si sta additando all’opinione pubblica italiana un’intera etnia come responsabile di un certo tipo di comportamenti. Io ho sentito un autorevole esponente della maggioranza di governo giustificare l’assalto al campo nomadi di Ponticelli perché qualche giorno prima una zingara aveva cercato di rapire un bambino italiano, accreditando l’idea che le zingare rapiscono bambini. Dalla nascita della Repubblica Italiana ad oggi non c’è un solo caso di condanna di una persona zingara per aver rapito un bambino. Siamo di fronte ad una fandonia totale, una leggenda metropolitana che oggi viene rilanciata e accreditata per esporre un’intera etnia alla stigmatizzazione sociale.

Qui non si tratta di contestare un atto del governo. Questo consiglio comunale non sta qui a esaminare tutti gli atti del governo, e ce ne sarebbero a meritare la nostra attenzione. Qui è in gioco un principio generalissimo e di fronte a principi generalissimi è bene che anche noi non stiamo zitti.

Io chiedo di aggiungere la mia firma a questo ordine del giorno, ma mi piacerebbe che, al di là dei posizionamenti politici, di fronte a principi rispetto a cui questa città e questa regione sono punti di riferimento perché hanno una storia lunga, forte e solida, ci potesse essere anche da parte del centrodestra una voce differente. Mi dispiace molto che questa voce il centrodestra bolognese non riesca ad esprimerla.

LE BUFALE DELL’ARAGOSTA

09 lug 08 Categorie: Gay, Mondo, Partito Democratico, Varie

guzzanti.jpg Una mattina ti svegli e ti crolla un mito. Pensavi che Sabina Guzzanti fosse non solo una comica divertente ma una seria e coraggiosa paladina delle libertà degli italiani e d’un tratto non riesci a non vederla come una populista alla Grillo, di quelli che mischiano con disinvoltura notizie vere e notizie false, giudizi fondati con generalizzazioni da avanspettacolo.
Per Sabina Guzzanti (che pure non ha mancato, nel suo intervento di ieri a Piazza Navona, di denunciare il clima di violenta repressione sociale contro le transessuali e l’ossessione omofobica di Ratzinger) gli organizzatori dei Pride italiani sono froci “passivi” perché hanno spostato il Pride da Roma a Bologna (?) per compiacere i preti (!?), e fanno il filo alla destra perché sono dell’Arci, e quindi non sono antifascisti (!?!). Guardare per credere: http://it.youtube.com/watch?v=M2t9fYPJ7ho . Un florilegio di stupidaggini, bufale sentite al bar e messe in fila per strappare un applauso di fronte alle stupefacenti affermazioni. Sembrava proprio di sentire suo padre. Ho ancora sul comodino il cd de “Le ragioni dell’aragosta”, l’ultimo film di Sabina. Mi sa che lo lesso.

Ecco due commenti che condivido, di Vincenzo Branà

www.vincenzobrana.it/2008/07/09/lgbtq/dellintervento-di-sabina-guzzanti-al-no-cav-day/

e Luca De Santis:

Sarà che sono una persona molto emotiva, una di quelle che le incomprensioni e le tensioni ne fa un bel nodo e se lo piazza sullo stomaco, ma ho dormito davvero male questa notte dopo aver visto l’intervento di Sabina Guzzanti al No Cav di Roma.

Sono anche uno di quelli che prende subito la tastiera e si mette a scrivere lettere di risposta e di protesta; purtroppo il sito di Sabina Guzzanti questa notte è saltato. Quindi il nodo allo stomaco è ancora lì, sempre più grande e stretto come un tombolo abruzzese.

L’ho presa sul personale, sì, perché ho sempre pensato –e lo penso ancora- che la Guzzanti sia un’amica, una compagna con cui combattere per le cause giuste, per il riconoscimento, per la credibilità.

La credibilità per chi fa satira è la cosa più importante di tutte: il pubblico deve sapere che quello che stai dicendo è fondato su notizie vere, avvallate, controllate, ricontrollate, super-controllate. La satira è la forma di comicità più difficile perché devi essere informatissimo e preparatissimo, se questo viene meno, tutto il castello si scioglie come sabbia sotto un’onda.

Sabina Guzzanti ha commesso una leggerezza –il non controllare le sue fonti- imperdonabile, attaccando e deludendo così dei compagni di lotta, persone che sono al suo fianco, in una pugnalata che il “tu quoque Brute” assurge a nuovi e più simpatici significati.

E’ stato inammissibile non sapere che a Roma il Pride si è fatto, e nella stessa piazza in cui lei parlava; non sapere che il Gay Pride a Bologna è partito da sotto le due torri (che più centro non si può) e che Cofferati ha ricevuto la mattina stessa la delegazione del Comitato Pride -anzi di più- che Cofferati ha ricevuto in regalo dal Comitato del Pride il libro “In Italia sono tutti maschi!” sul confino degli omosessuali durante il fascismo. E non è che ora mi faccia pubblicità perché il libro è mio, è solo che il discorso dell’antifascismo è quello più grave, ed è quello che mi ha colpito di più.

Sabina in piazza ha detto: «sul palco c’erano tante bandierine e tra queste c’era la figurina di un ragazzo con la svastica sulla cintura, e la scritta diceva: “mi chiamo Italo, odio i froci ma amo il mio camerata”. Perché il Gay Pride e l’arci non volevano prendere una posizione antifascista».

Due sono gli sbagli orripilanti di questa affermazione. Il primo è mettere in discussione l’antifascismo di un Pride, che è un’assurdità che dal surreale arriva all’irreale, passando per il “ready made”. Tra le associazioni che aderivano alla manifestazione c’era L’Anpi, l’Associazione Nazionale Partigiani Italiani e non voglio mettermi nei panni della Guzzanti quando verrà a sapere che ha dato dei faziosi non-antifascisti anche ai Partigiani. Il mettere in discussione un elemento così scontato però mi fa pensare che Sabina parlasse per fonti non dirette e la prova è proprio quell’immagine di Italo e del suo camerata.

Io mi rifiuto di credere categoricamente che Sabina non abbia colto l’ironia di quell’immagine e di quel messaggio. Mi rifiuto di credere che Sabina non abbia visto la presa in giro dell’omofobia come rimozione della propria omosessualità, tipica dei gruppi violenti di estrema destra. Rifiuto di credere che Sabina abbia potuto pensare che un Pride potesse giustificare simili figuri. Mi rifiuto di credere che una delle piu’ grandi scrittrici satiriche, e uno dei miei capisaldi di comicità, non abbia compreso tutto questo. Io ho come l’impressione che Sabina quell’immagine non l’abbia neppure vista.

L’accusa che il Pride non abbia sottolineato il suo antifascismo è ridicola come una pornostar che soffre per una supposta. Il Comitato Pride e Il Cassero stesso, hanno lavorato con me e la mia casa editrice Kappa Edizioni per la presentazione della graphic novel “In Italia sono tutti maschi!” sul confino degli omosessuali durante il Ventennio. Una collaborazione voluta fortemente da entrambe le parti e non solo limitata a questo, ma che è continuata anche alla mostra all’Istituto Parri di Bologna, in una delle sale del Museo della Resistenza, delle tavole originali e dei materiali raccolti negli ultimi anni per la stesura del libro. In più, in questi giorni ho avuto la grande felicità di vincere il Premio Massimo Troisi per la miglior scrittura comica per il teatro; un successo non solo mio ma anche de Il Cassero, dato che i testi premiati erano quelli dello spettacolo prodotto dal circolo stesso. Ora, chi ha avuto la possibilità vedere una delle repliche di “Burlesque!”, ricorderà che la satira antifascista era il filo conduttore dell’intero spettacolo: dallo sketch di Donna Rachele Guidi e Claretta Petacci, al presentatore vestito in fez e camicia nera, ma con vertiginosi tacchi a spillo. Tutto questo prodotto da persone che ora vengono accusate di non aver voluto prendere una posizione antifascista. Sono sorpreso, stupito, agitato, colpito, deluso, confuso,e mi riguardo un finto cinegiornale satirico prodotto da Il Cassero, in cui Mussolini è ridoppiato con la voce di Gennaro Cosmo Parlato e dal balcone di Palazzo Venezia canta: «Pazza, pazza, pazza sulla terrazza!». Ecco, proprio pazza.

Luca de Santis

Le cose più belle del mio Bologna Pride.

02 lug 08 Categorie: Gay, Mondo

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Foto Claudio Cricca

Il trenino delle Famiglie Arcobaleno, con tante mamme (e qualche papà) e tantissime/i bambine/i, ormai così grandini da pretendere di tenere loro lo striscione. A quei sepolcri imbiancati che parlano di strumentalizzazione, offro un ricordo personale: io a sei, sette anni, travestito in gonna di pizzo bianco e sottoveste nera a sfilare per la città in processione. Almeno questi bambini ascoltavano musica divertente, a me toccava ascoltare canti gregoriani.

Le mamme e i papà dell’Agedo che urlavano a squarciagola “Etero o gay son sempre figli miei”. I primi tempi notavo ammirato quanto bene stessero facendo questi genitori coraggiosi ai loro figli. Ora vedo anche quanto bene hanno tratto essi/e stessi/e dai loro, per cui hanno provato prima angoscia e dolore, poi ammirazione e di cui, alla fine, hanno deciso di condividere il coraggio di sfidare i pregiudizi e l’impegno militante. Ora, come i loro figli, al Pride si divertono come bambini.

Ritrovare per strada o in corteo – nella mia città, dopo 14 anni – oltre a gli amici e le amiche di ogni Pride, tante facce a me note, della politica cittadina o di altri contesti , sinceramente contente di condividere questo spazio di libertà che avevamo costruito.

L’impegno di Cofferati a intitolare una strada a Stefano Casagrande che, fra l’altro, era stato l’infaticabile organizzatore del Pride nazionale di Bologna del 1995. È grazie anche a Stefano se siamo arrivati/e qui. E, mi hanno detto, per strada c’era anche Samuel Pinto, primo motore del Cassero nel 1982.

Le cose più brutte (alcune strumentalizzazioni politiche da destra e da sinistra, le cronache ignobili di alcuni quotidiani locali, i rozzi insulti del vescovo, le prevaricazioni gratuite dei soliti quattro violenti della via Paal, che confondono il Pride per il congresso di sessuofobia di Sanremo nel ’72) sono già volate via.

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