Articoli pubblicati in maggio 2007

Partito Democratico: facciamolo laico

31 mag 07 Categorie: Partito Democratico

dsc02329.JPGI risultati delle elezioni amministrative non hanno fatto bene al percorso già così accidentato verso il Partito Democratico. Le polemiche di questi giorni rischiano di oscurare ancora di più il dibattito sui contenuti e, in particolare, sulle questioni che più mi stanno a cuore: il carattere laico del nuovo partito e la spinta innovativa che il Pd deve riuscire ad avere sulla politica italiana se vuole avere buone gambe su cui camminare. Per questo è importante che sia stato messo on line , al sito www.notepd.it , un contributo dal titolo minimalista (Note per la Costituente del Partito Democratico) ma che contiene a mio giudizio quei suggerimneti e quello spirito che potrebbero rendere la costruzione del Pd una fatica realmente utile e un’impresa per cui varrebbe la pena rischiare. E’ un documento collettivo che ha come prime firme quelle di Barbara Pollastrini e Gianni Cuperlo ( fra le altre, anche la mia) e che vale la pena di leggere e, magari, di utilizzare.

I sindaci d’Europa per la libertà di manifestare

29 mag 07 Categorie: Gay, Mondo

La polizia carica il Gay Pride di Mosca 2006Il divieto del Gay Pride di Mosca di sabato scorso non è stato un fulmine a ciel sereno. Nei mesi scorsi, manifestazioni per i diritti delle persone omosessuali e transgender sono state vietate dalla polizia o impedite da estremisti di destra e integralisti religiosi in Russia, Romania, Moldova, Polonia, Lettonia, Estonia, Serbia. Più volte sono state le stesse autorità locali ad impedire le manifestazioni, con la motivazione che l’omosessualità sarebbe contraria alla morale corrente o più semplicemente col pretesto che le annunciate contromanifestazioni violente avrebbero turbato l’ordine pubblico.

Da qui è nata un’ interessante iniziativa di ILGA Europe, la branca europea dell’organizzazione internazionale delle associazioni Lgbt ( lesbiche, gay, bisessuali e transgender): un appello firmato dai sindaci delle principali città europeee e rivolto a tutti i sindaci d’Europa “sulla libertà di espressione per lesbiche gay, bisessuali e transgender”.

All’appello, già sottoscritto fra gli altri dal Sindaco di Parigi, Bertrand Delanoë e da quelli di Londra, Amsterdam, Barcellona, Vienna, Venezia e Colonia, ha aderito oggi anche il sindaco di Bologna Sergio Cofferati.

I firmatari si rivolgono ai loro colleghi affinché “assicurino che uno dei fondamentali principi della democrazia, la libertà di assemblea e di espressione, garantita dalla Convenzione Europea dei diritti umani e da pressoché tutte le Costituzioni nazionali in Europa, sia applicata senza alcun pregiudizio e discriminazione verso le persone Lgbt e i loro sostenitori”.

Il testo dell’appello e l’elenco dei firmatari sono visibili su

www.ilga-europe.org/europe/campaigns_projects/freedom_of_assembly_and_expression

Niente Gay Pride a Mosca

27 mag 07 Categorie: Gay, Mondo

Anche oggi, come un anno fa, la polizia moscovita, insieme con squadre di estremisti nazionalisti e con la benedizione delle gerarchie ortodosse e cattoliche, hanno impedito lo svolgimento del Gay Pride a Mosca.
Nikolaj
Di nuovo è stato arrestato il coraggioso giovane leader gay russo, Nicolai Alekseev. Di nuovo la polizia ha arrestato alcuni esponenti stranieri: quest’anno è toccato a Marco Cappato, europarlamentare radicale. Il leader dell’organizzazione gay Outrage, Peter Tatchell, è stato massacrato di botte: le immagini sono state trasmesse oggi anche dai Tg italiani. Vladimir Luxuria ed altri parlamentari sono stati aggrediti dagli estremisti e fatti oggetto di lanci di uova.

Io l’anno scorso ero lì e la situazione era la stessa. Posto qui un articolo che ho scritto un anno fa per l’Unità. Così, tanto per capire il clima.

 l’Unità , 6 giugno 2006

LO GIUDICE: “HO VISTO LA GUERRIGLIA CONTRO LA LIBERTÀ”

Centinaia di fanatici si aggirano per la piazza lanciando slogan contro i “sodomiti”…
di Sergio Lo Giudice

Una pioggia torrenziale. Il cielo di Mosca ha fornito la scenografia più adatta a celebrare la vittoria della violenza sul diritto, in quel pomeriggio del 27 maggio che avrebbe dovuto ospitare il primo Gay Pride della storia russa. Dopo due giorni di tensione per le aggressioni avvenute, ma anche di fiera determinazione, la prima Conferenza Internazionale contro l’Omofobia si era appena conclusa. Davanti alle telecamere di tutto il mondo, il giovane leader gay Nikolaj Alekseiev aveva annunciato la decisione finale: la sfilata sarebbe stata sostituita da una deposizione di fiori alla Tomba del Milite Ignoto, simbolo della lotta contro il nazifascismo posta in Aleksandrovskij Sad, i Giardini Alessandro. Da lì, percorrendo per un breve tratto la centralissima Tverskaya, ci si sarebbe spostati di fronte al palazzo del Comune per un presidio. Io e Renato Sabbadini arriviamo puntuali nel luogo fissato. La polizia è schierata in forze. Un cordone di Omon, gli speciali corpi antisommossa, blocca l’accesso alla Tomba. Centinaia di fanatici si aggirano per la piazza lanciando slogan contro i “sodomiti”. Gruppi di ortodossi integralisti, uomini in abiti tradizionali e lunghe barbe accanto ad anziane beghine, cantano inni religiosi esponendo icone sacre. Nugoli di cameraman riprendono ogni scena. Nikolaj non c’è già più. Al suo arrivo è stato circondato dai giornalisti, aggredito dai fascisti ed arrestato dalla polizia: uno schema che si ripeterà più volte. I gay russi sono pochi, sparsi fra la folla. Gli organizzatori sono stati portati via e i piani sono saltati. Ci ricongiungiamo agli attivisti delle delegazioni straniere. C’è Kurt Krickler, leader gay viennese, che più tardi sarà preso a pugni dai fascisti, l’inglese Robert Wintemute, il francese Pierre Serne ed altri. Insieme decidiamo di risalire la Tverskaya fino al luogo del presidio. I fascisti hanno la stessa idea. Così, sparsi fra i nostri nemici, percorriamo quei mille passi che avrebbero dovuto segnare per la prima volta l’orgoglio gay in terra di Russia e invece perpetuano ancora una volta l’antica piaga del silenzio. Un percorso triste, segnato dall’impotenza. Noi, venuti a portare il sostegno ad una battaglia per i diritti, siamo trasformati in muti osservatori internazionali di una guerriglia contro la libertà. Di fronte al Comune la scena è simile. Fra i canti dei fanatici religiosi e i saluti romani dei fascisti ci portiamo sulla gradinata sotto l’imponente statua di Iuriy Dolgorukii. Se arrivassero un po’ di russi si potrebbero tirare fuori le bandiere arcobaleno, dare vita per qualche minuto ad una dimostrazione. Ma è il pensiero di un istante. Subito arriva sulla scalinata un corteo di nazionalisti guidati da un uomo in doppiopetto gessato. È il deputato di destra Nicolaj Kurianovich, che inizia ad incitare la folla a ripulire la Russia dai “sodomiti”. A farne le spese per prima è la storica attivista lesbica Evgenya Debryanskaya che non fa in tempo a raggiungere la piazza prima di essere aggredita dai fascisti e, secondo copione, arrestata dalla polizia. La pioggia non accenna a smettere. Pierre Serne e il giovane Maxence de Barros vengono intervistati da una tv francese e subito aggrediti. È uno dei momenti più drammatici: loro scappano via, la folla si ricompatta nell’inseguimento. Noi li perdiamo di vista. Solo più tardi sapremo che sono riusciti ad infilarsi in un bar e a cavarsela con qualche livido. L’atmosfera è molto triste, ma un seme è stato gettato. Per quanto pochi, gay e lesbiche in piazza quel giorno ce n’erano. La Stonewall russa ha il nome di Aleksandrovskij Sad.


Sul sit in del 17 maggio in via Indipendenza

21 mag 07 Categorie: Consiglio comunale

Intervento di Sergio Lo Giudice in Consiglio comunale

Sergio

Sugli eventi del 17 maggio scorso a bologna durante le celebrazioni della giornata internazionale contro l’omofobia è stato scritto troppo e troppo poco.

I fatti sono noti: durante la manifestazione organizzata dalle associazioni gay, lesbiche e transgender bolognesi, mentre il breve corteo, autorizzato, passava di fronte alla Cattedrale una parte dei manifestanti, hanno messo in atto un sit-in di alcuni minuti di fronte alla Chiesa.

È indubbio che si sia trattato di un gesto molto forte, che ha interrotto una tradizione più che ventennale di assenza di qualunque gesto di disturbo da parte della comunità gay e lesbica bolognese nello svolgimento di qualunque iniziativa o cerimonia di carattere religioso in città e , in particolare, di quelle relative alla Madonna di San Luca.

Nonostante la devozione nella Madonna sia stata brandita da molti e per anni come una clava per negare diritti di cittadinanza a gay e lesbiche; nonostante l’allora cardinale Biffi si compiacesse di paragonare gli omosessuali ora ai necrofili ora agli zoofili; nonostante la curia avesse modificato il percorso della processione per evitare che la cerimonia potesse essere contaminata dalla presenza di peccatori contro natura nella sede di porta Saragozza, mai quelle cerimonie sono state oggetto della minima interferenza.

E quando, nel maggio 2002, col trasferimento del Cassero alla Salara, Porta Saragozza diventava Museo della Madonna, così il Cassero scriveva a mons. Biffi:

Caro Cardinale,

ben tornato al Cassero.

Quel luogo da cui, per tradizione, ha origine il cammino della processione della Madonna di San Luca torna così a quella funzione da cui la curia da lei oggi guidata aveva ritenuto di sospenderlo per vent’anni.

I fedeli che torneranno in quella piazza, accanto a quella porta di Bologna, troveranno un luogo che parla di vent’anni di storia non trascorsi invano. Quelle mura, quella torre, ogni pietra di quell’edificio, sono state testimoni di un’esperienza di democrazia e civiltà che è un pezzo importante della storia recente della nostra città.

La curia bolognese in questi anni si è tenuta lontana da quelle mura, e vi ha tenuto lontana la Madonna di San Luca. Sinceramente, non sappiamo spiegarci il perché. Sono state numerose, invece, le collaborazioni sociali, culturali, politiche con tante delle anime bolognesi del cattolicesimo che nel Cassero hanno riscontrato la stessa ansia di giustizia, lo stesso spirito di solidarietà, lo stesso impegno di libertà.

Oggi al Cassero rimane una storia intessuta di solidarietà, di libertà, di amore. Siamo certi che la Madonna di San Luca sarà contenta anche per questo di essere affrancata dal suo esilio coatto e di rivolgere un sorriso al Cassero. Siamo certi che il Cassero risponderà a quel sorriso.

Cosa è successo in questa città da allora? Cosa è successo in questo paese? Cosa ha avvelenato un clima di polemiche anche accese ma che manteneva perlomeno un fondo di serenità?

Il fatto è che l’accresciuta visibilità di gay e lesbiche e delle tematiche relative ai loro diritti e a quelli delle loro famiglie sta producendo sempre più reazioni scomposte e fatti inquietanti.

Cito solo alcuni degli episodi accaduti nel nostro paese negli ultimi dieci giorni

Venerdì 11 maqgio in una scuola media di Treviso un dodicenne finisce in ospedale con una contusione cerebrale e un trauma cranico. pestato da un compagno di scuola che da mesi lo prendeva in giro dicendogli che era gay.

Sabato 12 maggio un ventunenne di roma, Francesco P, viene pestato al grido di sporco frocio da quattro giovani dai 18 ai 22 anni all’uscita di una discoteca gay a Roma.

Domenica 13 maggio, di fronte all’abitazione di Matteo Marliani, candidato alle elezioni comunali per Rifondazione Comunista a Pistoia, vengono lasciati alcuni volantini intimidatori con minacce di morte e pesanti insulti, siglate con una croce celtica .

Lunedì 14 maggio a Milano del presidente dell’Arcigay provinciale Paolo Ferigo, viene sbeffeggiato e poi picchiato da tre dipendenti comunali in una pizzeria del centro.

Giovedì 17 maggio a Rovigo un gruppo di estremisti di destra massacra di botte un ragazzo di 21 anni accusandolo di essere gay.

Venerdì 18 scoppia il caso di Donato Di Matteo, il capogruppo Ds al Consiglio regionale d’Abruzzo, che in una commissione parla con disprezzo di “finocchi” a proposito dei gay.

Sabato 19 il direttore del coro di una parrocchia bresciana, Emiliano Facchinetti, denuncia di essere stato cacciato via da qual ruolo perché gay. Qualche giorno dopo appare un cartello sul portone di casa sua: “«Il coro di San Pancrazio non vuole essere diretto da nessun culattone».

Domenica 20 maggio. Ignoti scrivono “froci di merda” in caratteri cubitali , due metri per due, sulla porta dell’Arcigay di Grosseto.

Di fronte a questo, oggi più di ieri gay, lesbiche e trans si avvertono soli, senza referenti politici efficaci.

Si sentono vilipesi e oltraggiati giorno dopo giorno, mentre cresce la sensazione che ci si stia abituando a questa escalation di violenze e offese senza reagire.

Si avverte una mancanza delle elite politiche e culturali nel dare risposte a questa assenza di prospettive, a Bologna come a livello nazionale.

La curia di Bologna non è esente da responsabilità rispetto al clima che si è creato. Basti pensare alle dichiarazioni di monsignor Caffarra sull’omosessualità. Ne cito solo una:”.

Quante e quali voci si sono levate in questa città quando il cardinale Caffarra ha usato parole brucianti contro la dignità di gay e lesbiche quando ha definito le coppie dello stesso sesso come portatrici di una cultura di morte? O quando il vice presidente del Senato Calderoli, per l’ennesima volta la scorsa settimana ha definito “culattoni” le persone omosessuali? O quando l’esponente teodem Paola Binetti ha definito “devianti” i gay e le lesbiche?

A destra i laici e i liberali faticano a assumere posizioni autonome e moderne su tema dei diritti civili, mentre in Francia persino un reazionario come Sarkozy ha annunciato una legge sulle unioni gay ben più avanzata dei Pacs.

Il Vaticano continua a sparare bordate che mirano ad elevare il livello dello scontro sociale, come quando mons. Angelo Amato, numero due della Congregazione per la dottrina della fede, ha detto ha definito un atto di terrorismo la proposta di legge sui Dico, paragonandola al terrorismo dei kamikaze

A sinistra c’è un’evidente fatica a trovare il modo di dare risposte soddisfacenti alla richiesta di uguaglianza di diritti di gay , lesbiche e trans.

Il sindaco ha lanciato un invito: fermatevi e riflettete. Io lo faccio volentieri mio, ma chiedo a tutti voi di fare lo stesso. Fermiamoci e riflettiamo sul perché una minoranza i cui diritti sono riconosciuti in tutta Europa e negati in Italia ha perso la pazienza e la compostezza.

Perché qui rischiamo tutti di perdere qualcosa.

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