Depenalizzazione reati, introduzione del reato di tortura e di quello di omofobia, la legge sulla cittadinanza, quella sui minori stranieri, l’accesso alle proprie informazioni biologiche da parte dei figli adottati, la possibilità di trasmissione del cognome della madre ai figli. Cosa è stato fatto e cosa resta da fare sul tema dell’amministrazione della Giustizia? Il mio intervento sulla Relazione del Ministro della Giustizia

IL TESTO DELL’INTERVENTO

Ringrazio il Ministro Andrea Orlando per la sua articolata relazione ma soprattutto per avere prodotto in questi anni, in sinergia con il Parlamento, un miglioramento del sistema della giustizia nel nostro Paese.

Il Ministro ha ricordato alcuni dei principali risultati ottenuti. Le misure sulla depenalizzazione, sulla trasformazione di alcuni reati in sanzioni amministrative e sulla tenuità del fatto hanno permesso di alleggerire la pressione sui tribunali; la riforma della magistratura onoraria ha dato una cornice più adeguata all’impegno di tanti operatori qualificati della giustizia ; la drastica riduzione del sovraffollamento carcerario, da 15.000 a 4000 ospiti in più rispetto alle previsioni, con il raddoppio dell’accesso alle misure alternative, se non ha raggiunto l’obiettivo di eliminare del tutto il sovrannumero ha certo fatto un passo importante in quella direzione; la chiusura degli Ospedali psichiatrici giudiziari é in attesa del suo compimento definitivo con la chiusura delle ultime due strutture di Barcellona Pozzo di Gotto e di Montelupo Fiorentino e l’attivazione di quelle Rems non ancora operativa, ma è senz’altro anche questa una svolta di civiltà, come il Ministro ha definito la legge sulle Unioni civili.

Sulle unioni civilivoglio qui ringraziare Andrea Orlando per il suo sostegno non formale e per avere fornito la legge di decreti attuativi chiari che consentono di superare le incertezze interpretative di questi mesi e soprattutto le resistenze di quei sindaci leghisti che nei mesi scorsi hanno cercato di boicottarne la corretta applicazione. È solo un primo passo verso l’uguaglianza sociale delle persone lesbiche e gay, che potrà essere raggiunta solo attraverso l’estensione egualitaria d matrimonio civile e il riconoscimento dei figli delle famiglie “arcobaleno”, ma è stato sicuramente un passo storico su cui va riconosciuta l’attenzione costante del Ministero della Giustizia.

Oggi il sistema giudiziario italiano continua ad essere afflitto da uno strutturale squilibrio fra le risorse umane ed economiche e il carico di lavoro, ma le misure adottate hanno permesso, dati alla mano, di alleggerire in questi tre anni quella pressione.

Certo, a pochi mesi dalla fine della legislatura il dato che deve interessarci e preoccuparci di più e che il Parlamento ha in discussione una serie di provvedimenti che, se adottati, faranno la differenza fra un processo di riforma della giustizia soltanto avviato e una modifica strutturale del sistema. Mi riferisco soprattutto alla riforma del processo penale e del sistema delle prescrizioni, alla delega sull’ordinamento penitenziario – che darebbe uno sbocco concreto a quegli Stati Generali dell’esecuzione che hanno rappresentato un’esperienza importantissima di coinvolgimento di tutti i soggetti coinvolti in una riflessione pubblica di peso-, alla riforma del processo civile, a quella del codice antimafia.

C’è poi un pacchetto di misure ancora in iter che darebbero ulteriore spessore a quell’impegno di governo e parlamento sul tema dei diritti civili che ha visto l’approvazione del divorzio breve, dell’adozione da parte delle famiglie affidatarie, delle unioni civili e delle convivenze di fatto, del reato di depistaggio, della legge sul caporalato.

Sono già in discussione in commissione nei due rami del Parlamento alcune misure molto attese : la riforma della legge sulle adozioni, la legge sul fine vita, la depenalizzazione dell’uso della cannabis, la modifica della legge 40, per citarne solo alcune.
Ma, soprattutto, si sono numerose prooposte di legge già approvate dalla Camera e in attesa di approvazione in questo ramo del Parlamento: l’introduzione del reato di tortura, di quello di omofobia, la legge sulla cittadinanza, quella sui minori stranieri, l’accesso alle proprie informazioni biologiche da parte dei figli adottati, la possibilità di trasmissione del cognome della madre ai figli, su cui la sentenza della Corte Costituzionale pubblicata il 28 dicembre scorso chiede un “indifferibile intervento legislativo, destinato a disciplinare organicamente la materia, secondo criteri finalmente consoni al principio di parità”.

Su queste misure, l’invito che faccio al Ministro della Giustizia, ma che insieme faccio a quest’aula, è di trovare le sinergie giuste perché quest’ultima parte della legislatura possa consentirci di portare a termine, perlomeno nelle sue parti più significative, il lavoro iniziato.

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